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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale

 

 STORIA  & IDENTITA' 

RECENSIONI

 21 novembre 2009

PINO PECCHIA, Il Colonnello Michele Pezza (frà Diavolo). Protagonista dell’Insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro. 1798-1806, Arti Grafiche Kolbe, Fondi (Latina) 2005, 240 pp., s.i.p; e IDEM, Cimeli di frà Diavolo. Memorie del bicentenario della morte di Michele Pezza (1806-2006), Arti Grafiche Kolbe, Fondi (Latina) 2009, 112 pp., s.i.p.


 

Nell’anno 2006 è caduto il bicentenario della seconda insorgenza italiana — la prima si è verificata nel cosiddetto Triennio Giacobino (1796-1799) —, che in realtà ha avuto la sua prima manifestazione nel dicembre 1805 nelle valli piacentine e si è protratta fino al 1808, localizzata nel Ducato di Parma e Piacenza e nel Regno di Napoli. Fra i protagonisti degli avvenimenti nel Mezzogiorno d’Italia va annoverato senz’altro Michele Pezza (1771-1806), guerrigliero e colonnello dell’esercito borbonico, passato alla storia e alla leggenda con il nome di "Fra Diavolo". Su di lui, a cavallo del bicentenario, è intervenuto ripetutamente — anche con interviste e relazioni a convegni — Giuseppe Pecchia, studioso di Fondi, in provincia di Latina, e cittadino onorario d’Itri, la città natale di Pezza, impegnato da anni in un paziente e proficuo lavoro di ricerca storica negli archivi privati italiani, nelle biblioteche di alcune comunità religiose e negli Archives Nationales di Parigi.

 

Con la monografia su Il Colonnello Michele Pezza (frà Diavolo). Protagonista dell’Insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro. 1798-1806 Pecchia ha inteso "[...] far conoscere notizie e documenti inediti circoscritti ad un periodo turbolento della nostra storia" (p. 17). Il documento più significativo lì pubblicato è la Storia delle Campagne di Fra Diavolo, trovata nelle carte di Pezza al momento del sequestro dei suoi beni nel luglio 1806 e trascritta dallo storico Francesco Barra (*), che la ritiene autografa. Pecchia, che ha visionato il manoscritto presso l’archivio francese dov’è conservato, ha constatato che, contrariamente a quanto finora ritenuto, manca la firma in calce e, anche sulla base di altri elementi, ritiene che non si possa attribuirne la paternità al colonnello borbonico, il quale probabilmente lo ha fatto redigere da altri. Il manoscritto è stato pubblicato integralmente nel libro (pp. 21-91), insieme ad altri documenti inediti, che  accrescono la conoscenza storica di quelle vicende. Anche l’utilizzo della Storia dei PP. Passionisti della provincia di Maria SS. Addolorata. 1747-1802, pure inedita, composta dal passionista Filippo Antonaroli (1757-1830), rende l’opera diversa dalle ricostruzioni di genere che affollano il mercato editoriale senza produrre alcunché di nuovo.

Dopo aver ricostruito nella seconda parte le vicende della Repubblica Romana e della Repubblica Napoletana del 1798-1799, quindi dell’Insorgenza e del ritorno dei Borboni sul trono, nella terza parte l’autore riporta alcuni rapporti militari dei sei mesi precedenti la cattura di Fra Diavolo — tradotti dal francese o comunque sunteggiati in italiano — e documenti che riguardano Michele Pezza e i suoi discendenti. "Noi siamo i figli — conclude — di quegli insorgenti che avrebbero fatto a meno, ne siamo sicuri, di scrivere una pagina tanto terribile, oggi dimenticata, per colpa di storici di parte. Di quella memoria dobbiamo riappropriarci per farla conoscere ai nostri giovani, possibilmente già tra i banchi di scuola" (p. 191).

Di tenore diverso è lo studio sui Cimeli di frà Diavolo. Memorie del bicentenario della morte di Michele Pezza (1806-2006) con cui l’autore dà prova ulteriore della passione per la ricerca meticolosa. "In mancanza di novità documentate è superfluo scrivere ancora di Michele Pezza; continuando ad esaltarne le gesta, il coraggio e la fedeltà alla corona in modo ripetitivo, gli si rende un cattivo servigio" (p. 13); però non è inutile, una volta ricostruita con taglio innovativo la figura di un personaggio storico, dedicarsi anche agli aspetti della sua vita privata, ricercando materiale di cui si conosceva l’esistenza. Così Pecchia ha ricuperato immagini fotografiche e altri documenti inediti relativi alla persona di Michele Pezza — per esempio la notizia di un terzo figlio, di cui nessuno aveva mai parlato —, utili a rettificare dati riportati pedissequamente da decenni.

Vi raccoglie, inoltre, alcuni interventi pronunciati in occasioni pubbliche e le recensioni alla sua prima opera, ritenendo in tal modo di aver terminato la sua "lunga avventura (positiva sotto ogni aspetto) al fianco di un personaggio" (p. 15) che ha stimolato la sua curiosità e la sua attività di ricerca.

Francesco Pappalardo

 

(*) Cfr. Istoria delli fatti accaduti a D. Michele Pezza dal giorno 17 dicembre 1798 per la rivoluzione accaduta nel Regno di Napoli all’entrata de’ Francesi, in Francesco Barra, Memorie del 1798-1800, in Idem, Michele Pezza detto Fra’ Diavolo. Vita, avventure e morte di un guerrigliero dell’800 e sue memorie inedite, Avagliano, Cava dei Tirreni (Salerno) 2000, pp. 147-167.

 

©Pino (Giuseppe) Pecchia

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